Dr. Federico Della Rocca

La lussazione di protesi d’anca avviene quando la testa del femore fuoriesce dal suo alloggio ed è una complicanza molto spiacevole per il paziente perché causa dolore e un accorciamento della gamba, impedendone il corretto movimento.

È una domanda che mi viene sottoposta spesso, dai miei pazienti, prima e dopo un intervento di sostituzione d'anca. Per chi si sottopone ad un intervento di questo tipo, il ritorno alla normalità rappresenta, senza ombra di dubbio, la più grande preoccupazione e questa normalità il più delle volte identificata nella libertà di spostamento e quindi anche e soprattutto con la possibilità di guidare.

La coxartrosi non è mai un’indicazione per una chirurgia d’urgenza, a differenza ad esempio di una necrosi della testa del femore dove vi è un infarto e quindi un collasso della stessa e il paziente, naturalmente, per il dolore intenso, richiede un intervento chirurgico in tempi brevi, quindi costituisce una vera e propria urgenza da eseguire.

Quando inizio un percorso terapeutico e arrivo alla decisione, concordata, di sottoporre il paziente a un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca o del ginocchio, ritengo di primaria importanza l’aspetto psicologico del paziente. La maggior parte delle persone che si sottopongono a interventi di sostituzione protesica avvertono una drastica riduzione del dolore e un significativo miglioramento delle capacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana.

L’anca a scatto è una condizione clinica caratterizzata da uno scatto articolareche può essere diviso in tre tipologie, quali l'anca a scatto esterno, l'anca a scatto interno e l'anca a scatto intra-articolare. Quella più frequente è, sicuramente, l’anca a scatto esterno che è legata allo scatto di un tendine che è la bandelletta ileotibiale (o tensore della fascia lata), che scatta sul trocantere che è l’osso laterale più sporgente dell’articolazione dell’anca

Perchè avviene la mobilizzazione della protesi ed è opportuno fare una revisione? Innanzitutto il principio della protesi è che una volta inserita l’osso si attacca alla protesi anche grazie all’ausilio di cemento (che chiaramente non è il cemento da costruzioni ) che fa in modo che l’osso aderisca perfettamente alla protesi senza farla muovere.

L’artrosi dell’anca è una patologia più diffusa di quello che si potrebbe pensare. In Italia vengono effettuati annualmente circa 70.000 interventi, di cui il 20% è dedicato a pazienti giovani ovvero pazienti con un’età media dai 45 ai 65 anni. 

I primi interventi di protesi all’anca hanno inizio nel 1960, quando cominciarono a diffondersi le prime pratiche chirurgiche che prevedevano la sostituzione completa o parziale dell’articolazione. Il padre di tale tecnica è forse J.Charnley, che realizzò per primo una protesi costituita da una parte che sostituiva l’acetabolo in teflon, e una parte che si incastrava nel femore in metallo.

In questo articolo parliamo di uno degli infortuni per il quale è di fondamentale importanza un’adeguata riabilitazione tramite fisioterapia. E’ il caso in cui l’articolazione che unisce femore e tibia si danneggia in maniera irrimediabile e richiede la sostituzione con una protesi al ginocchio. Vediamo come avviene l’intervento, quando viene consigliato e perché la riabilitazione è di fondamentale importanza.